dicembreduemilaeotto

Da piccola vedevo sempre due ragazzi.
Una 15ina d’anni l’uno e la speranza negli occhi.
Ricordo che lui aveva sempre gli occhiali da sole,pure d’inverno.
Mentre lei aveva sempre in mano un libro e lo sguardo basso.

Erano completamente diversi.
Come il bianco e il nero.
Il giorno e la notte.
L’estate e l’invero.

Ricordo che guardavo lui dalla finestra.
Suonava sotto casa di lei e l’aspettava.
Lei scendeva,con quella aria un po’ timida e quello sguardo smarrito di una che non sa cosa fare.

Dopo qualche secondo di imbarazzo lui la prendeva e la baciava.
In quel momento si prendevano per mano.

Lui lasciava quell’aria da cattivo ragazzo.
E lei alzava lo sguardo.
E rideva,rideva tanto.

Li vedevi per la città a tenersi stretti.
E lei lo guardava come se davanti a lei ci fosse la sua vita.
E lo stringeva ancora di più, per non farlo scappare.
Li invidiavo tanto,anche se ero solo una bimba.

Arrivò l’estate.
Era un giorno come tanti.
Lui la aspettava.
Ma quel giorno non la baciò, e lei non rise.
Quel giorno lui portava gli occhiali sopra la testa.

Da quel giorno nessuno li vide più assieme.

Ogni tanto la vedo al parco,ormai è diventata una donna.
E negli occhi la speranza non c’è più.
La senti ridere,ma non come una volta.
Certe volte mi guarda.
Non so se si ricorda della bambina che la spiava dalla finestra,ma io voglio credere di si.

E mi guarda,ed è come se volesse dirmi che non ha mai smesso d’amarlo.